Comune di Campobasso, Ruta: ecco la verità in dieci punti sull’ accordo col centrosinistra

Grazie alla trasmissione di Telemolise “Ingresso Libero” di due giorni fa, martedì 22 ottobre, è tornata di attualità la questione dell’ accordo al Comune di Campobasso tra coalizione progressista e Cantiere Civico.
È stata la sindaca Marialuisa Forte che, al microfono del collega Pasquale Di Bello, anche conduttore della trasmissione, a dire che l’ accordo è stato rotto perché il Cantiere Civico avrebbe proposto un nome come presidente della Sea, non accettato dal centrosinistra.
Secca la replica di Pino Ruta sempre all’interno della trasmissione di Telemolise dove spiega per filo e per segno quello che è successo tra il Cantiere e il Centrosinistra.
In sintesi i fatti si sono svolti seguendo questa sequenza.
In prima battuta l’accordo con il Cantiere non e’ stato fatto per avere la maggioranza in consiglio (forse si confonde con l’accordo fatto con Madonna e Varra) ma per vincere le elezioni.
In seconda battuta l’accordo é stato fatto prima del ballottaggio e sottoposto al voto degli elettori con l’obiettivo di mettere mano ai rifiuti, evitando questo disastro della città, entro sei mesi per il tramite della Sea.
Al punto numero tre per la proprieta transitiva non rispettando l’accordo la Sindaca ha tradito la parola data agli elettori oltre a Pino Ruta ed al Cantiere.
In quarta battuta le rivendicazioni del Cantiere Civico (e non di Pino Ruta) non sono andate mai oltre l’accordo scritto e firmato dalla Sindaca, dal Segretario del PD Bontempo e da Antonio Federico alla presenza di Alessandra Salvatore e di decine di persone (l’accordo é stato pubblicato e possono leggerlo tutti e prevedeva quattro assessori al Cantiere – e non tre- e la possobilita di correggere la gestione dei rifiuti entro dicembre tramite la Sea).
Al quinto punto il PD ed i 5S non volendo rispettare l’accordo hanno dapprima fatto ricorso per sottrarre i seggi in consiglio al Cantiere (per modicare gli assetti e, dunque, i riparti) e poi, non riuscendoci, con la slealta’ che li contraddistingue, hanno tradito spudoratamente gli accordi trascinando gli impegni di dicembre fino a maggio per poi fare il colpo di mano sulle nomine.
Al punto numero sei la narrazione sulla fuga dal Cantiere é anch’essa errata: la Fraracci non è la più votata; anzi, non sarebbe neppure entrata se fosse stato fatto l’apparentamento, poiché aveva preso piu’ voti Iafigliola (che invece sarebbe stato l’unico ad entrare oltre al sottoscritto che aveva preso più di mille voti tra disgiunti ed incrociati; a Lombardi che elettori su Confederazione Civica aveva preso circa mille voti ed a Marcheggiani il piu’ votato di Costruire Democrazia.
In settima battuta nel Cantiere, anche i più votati, come Iafigliola, non hanno mai posto il tema dei voto ma delle competenze percio’ si opto’ per Colucci che, sia per competenza che per carattere, era il più adeguata ad assumere quell’incarico; lo stesso Iafigliola con estrema correttezza e chiarezza, pur avendo preso più voti, declino’ in favore di Piero Colucci.
In ottava battuta oggi in rappresentanza del Cantiere e di Costruire Democrazia sono rimasti 4 consiglieri su 5, ovvero il doppio di Forza Italia e di altri importanti partiti: dire che sono andati via in tanti é una falsità poiché il Cantiere, salvo qualche fuga in avanti di poche persone (3 su ottanta candidati e decine di militanti che anche senza candidatura hanno costruito questo progetto) ancora gode di ottima salute.
In nona battuta i consiglieri andati via, rappresentano, incrociando i voti sul voto di genere, circa 500 voti, ovvero 1/10 del consenso conseguito dal Cantiere (5.000 voti): quindi, se la matematica non é un’opinione, oltre ad una questione di zeri, la stragrande maggioranza é rimasta al proprio posto.
In ultima battuta la ragione per la quale 1/10 dei consiglieri é andato via ha un solo nome: si chiama “poltrona” ed al Cantiere non interessa.Per questo le poltrone le abbiamo tutte restituite affinché, dinanzi ad un disastro amministrativo, potessero soddisfare le esigenze e promesse di partito, come da prassi di fine impero.


