Cinque sanitari indagati per la morte di mamma e figlia di Pietracatella. L’ Asrem: abbiamo seguito i protocolli, siamo psicologicamente sconvolti

La vicenda drammatica che vede la morte della 50enne Antonella Di Ielsi e la figlia quindicenne Sara ha sconvolto psicologicamente tutto il Molise.
Si dice sconvolto anche il direttore generale Asrem Giovanni Di Santo che, nel susseguirsi dei fatti medico giudiziari che hanno portato all’indagine per omicidio colposo, lesioni colpose e responsabilità colpose nei confronti di 5 sanitari che sono intervenuti nella vicenda tra il 25 e il 27 dicembre, ha inteso convocare una conferenza stampa per dissipare tutti i dubbi sulla vicenda. Una storia che rimane però ancora oscura. Perché tra le cause della morte si parla di una generica tossinfezione che però potrebbe anche non essere di natura alimentare.
Di Santo sostiene che sono aperte varie ipotesi tra cui, in collaborazione con lo Spallanzani di Roma dove si trova ricoverato il padre e marito delle vittime, il possibile avvelenamento da amanita falloide, un fungo letale che agisce anche dopo giorni dall’ingestione.
Si esclude per ora, a causa di sintomi diversi da quelli caratteristici, la tossinfezione da botulino. Ma si include la possobilita di una ingestione anche per vie respiratorie di sostanze chimiche nocive.
L’ Asrem ha messo in campo dal 25 dicembre due tipi di interventi: territoriale e medico.
Nella prima fase dipendenti della struttura si sono recati nell’abitazione della famiglia. Hanno sequestrato frigoriferi e tutte le possibili sostanze nocive con le quali le donne potrebbero essere venute a contatto.
Hanno interrogato il padre e gli altri commensali del 24 dicembre. È emerso che il 23 dicembre a pranzo le due donne decedute erano a pranzo solo con il padre. E hanno mangiato tutti un piatto di pasta al pomodoro. Nulla si sa invece della cena del 23.
Il 24, insieme ad altri familiari, hanno mangiato tutta una serie di pesce tra cui gli spaghetti con le vongole, baccalà fritto, tartine ai funghi champignon ( che sembra fossero certificati).
Ma dal 24 emerge un dato fondamentale che riporta le possibili cause a cose mangiate il 23. A pranzo e cena con la famiglia c’erano anche altri commensali, affetti da patologie neoplastiche. Su di loro però nessun sintomo.
La parte medica inizia dal giorno di Natale quando le donne vengono ricoverate in ospedale la prima volta. Hanno manifestato sintomi aspecifici dovuti a gastroenterite. Sono state stabilizzate seguendo il protocollo per quella patologia generica e dimesse con ll parere favorevole dei parenti.
Il 26 la ragazza è tornata in pronto soccorso per il riacutizzarsi delle patologie sempre aspecifiche. Dopo il nuovo intervento, sempre con il parere positivo dei parenti, è rientrata a casa.
Il 27 dicembre la situazione è precipitata rapidamente. I parametri vitali della 15enne erano tali da doverne disporre il ricovero in anestesia e rianimazione del Cardarelli dove poi è avvenuto il decesso.
La madre, con gli stessi sintomi, è stata poi nuovamente ricoverata quando ormai c’era il collasso di diversi organi vitali. Da qui a poche ore anche questo secondo decesso.
Il direttore generale Asrem Giovanni Di Santo in questa intervista spiega tutte le fasi salienti della vicenda. Tra le varie cose ha tenuto a sottolineare che il personale del pronto soccorso fosse presente al completo nonostante i giorni di festa.
Parallelamente alle autopsie ( per ora ne è stata autorizzata solo una) va avanti l’indagine della procura.
Ecco la comunicazione che porta la firma di Nicola D’ Angelo.
In relazione ai tragici eventi che hanno colpito una famiglia residente nel territorio, la Procura della Repubblica di Campobasso esprime il più profondo cordoglio per la perdita di una giovane ragazza di soli 15 anni e della propria madre, decedute a breve distanza l’una dall’altra tra il 27 dicembre e la giornata successiva. La morte di una minorenne, avvenuta con modalità così repentine e drammatiche, rappresenta un evento che scuote l’intera comunità e impone a questo Ufficio il massimo impegno investigativo per restituire risposte certe alla famiglia e ai cittadini.
‘ Le attività investigative, affidate alla Squadra Mobile con il coordinamento di questa Procura, sono state avviate d’urgenza per definire la dinamica degli eventi e stabilire l’esatta causa dei decessi.
Si comunica che anche il padre della ragazza è attualmente ricoverato, sotto osservazione, presso l’Istituto Spallanzani di Roma. Per ragioni precauzionali, inoltre, anche la sorella della minore è ricoverata presso lo stesso Istituto.
Allo stato, il procedimento penale vede l’iscrizione nel registro degli indagati di 5 soggetti, appartenenti al personale sanitario intervenuto nelle prime fasi di assistenza. Le fattispecie di reato per cui si procede sono quelle di cui agli artt. 589, 590 e 590-sexies del codice penale.
L’indagine è prioritariamente volta a ricostruire l’intera catena degli interventi medici, con specifico riguardo ai precedenti accessi della quindicenne presso il Pronto Soccorso: risulta, infatti, che la minore si fosse presentata in struttura per due volte prima del decesso. Parimenti, si indaga sugli interventi richiesti dalla madre prima dell’evento fatale.
Data l’estrema complessità del quadro clinico, sono stati disposti accertamenti multidisciplinari, comprensivi di esami autoptici e consulenze specialistiche, orientati ITA2 secondo tre direttrici:
- responsabilità individuali: verificare l’eventuale sussistenza di negligenze o sottovalutazioni del quadro clinico della minore e della madre, nonché errori nell’applicazione dei protocolli diagnostici.
- individuazione della “fonte di innesco”: risalire con assoluta precisione all’origine della patologia e all’agente causale che ha determinato un exitus così fulmineo per una giovane di 15 anni e per la sua genitrice, chiarendo le ragioni di una simile virulenza.
- tutela della salute pubblica: ricostruire l’insorgenza patologica per isolare eventuali, residue, “fonti di innesco” ed interrompere ogni dinamica di rischio, garantendo che nessun altro cittadino possa essere coinvolto in una tragedia di questa natura.
L’iscrizione dei sanitari nel registro degli indagati costituisce un atto dovuto, necessario per garantire il diritto di difesa e la partecipazione dei soggetti coinvolti agli accertamenti tecnici non ripetibili che saranno disposti a breve.


