Caso Ranucci, l’avvocato Fallica sta con il giornalista: il diritto di informare non si tocca

di Matteo Fallica
Un intervento netto e coraggioso dell’avvocato Matteo Fallica, segretario del circolo di Sinistra Italiana di Campobasso, sul caso Ranucci.
Non una difesa dell’uomo a prescindere, ma la difesa di un principio: il giornalismo d’inchiesta deve poter indagare il potere senza intimidazioni né condizionamenti.
Perché il vero punto non è Ranucci. È la libertà di informazione.
IO STO CON RANUCCI. IL VERO PUNTO È LA LIBERTÀ DI INFORMAZIONE
FdI porta in Europa il caso Ranucci-Report e accusa Report di essere “fazioso” perché indaga troppo su Meloni e sul suo governo.
Proprio per questo il punto non è Ranucci. Il vero bersaglio è Report: minarne la credibilità e, attraverso Report, intimidire un certo modo di fare giornalismo d’inchiesta.
Il caso Lavitola, come ho già scritto, rischia di diventare una gigantesca distrazione.
Per fare un po’ di ordine bastano tre domande:
- Ranucci ha commesso un reato? Lo accerti la magistratura.
- Il rapporto con Lavitola ha influenzato le inchieste di Report? Lo si dimostri.
- Le inchieste su Meloni, La Russa e altri esponenti della maggioranza erano false? Lo si dimostri anche questo.
Ma a stabilirlo non deve essere Donzelli: deve essere la magistratura.
Io mi fido e ho grande stima di Sigfrido Ranucci. Se però la magistratura dovesse accertare responsabilità o arrivare a una condanna, ne prenderò atto. Ma questo non cancellerebbe né delegittimerebbe il giornalismo e le inchieste che Report porta avanti da anni.
E poi, da quando è diventata una colpa indagare sul governo? Se il giornalismo d’inchiesta non indaga il potere e chi lo esercita, non è più giornalismo: è “C’è posta per te”.
Non lasciamoci distrarre.
Questa vicenda, insieme alle assurde dichiarazioni del Presidente del Senato Ignazio Benito La Russa che chiede la rimozione di Ranucci dal programma, richiamando a memoria inevitabilmente il precedente dell’“Editto bulgaro” di Berlusconi, è una prova per misurare fin dove può spingersi il potere nel controllo e nel condizionamento dell’informazione.
Perché, ricordiamolo, in democrazia il potere può essere disturbato. Anzi, deve esserlo. Senza timore.
P.S. Quest’anno l’Italia è scesa di altri dieci posti, arrivando al 56° posto nell’Indice mondiale della libertà di stampa. Ecco il vero punto della questione”.


