Casa accoglienza Rotello, anche lo psicologo è un prete quindi un uomo: centro fuori dalla Convenzione di Instanbul in un Molise in cui alle donne stanno rubando tutti gli spazi di azione

Le domande hanno trovato risposta. La casa contro la violenza sulle donne non avrà i requisiti per ottenere il riconoscimento di centro antiviolenza regionale.
Quindi il senatore Costanzo Della Porta ha già trovato la scappatoia, farlo finanziare con fondi del Dipartimento Pari Opportunità. Come farà lo vedremo successivamente.
Resta comunque che non seguiranno il percorso europeo, quello proveniente dalla convenzione di Instanbul, che prevede il solo supporto di personale di sesso femminile che segua le vittime di violenza.
Questo perché lo psicologo del centro sarà un prete e la struttura sembrerebbe essere gestita in maniera confessionale, con il solo supporto di Aiaf diretta dall’ avvocata Erika Cieri.
Durante la cerimonia di inaugurazione lo psicologo don Cosimo Schena è stato insignito del titolo di Cavaliere dell’associazione “Il Muro Invisibile”, riconoscimento conferito per il suo impegno a favore della dignità umana e della tutela delle persone più fragili. Inoltre, don Cosimo sarà psicologo di riferimento per la Casa, accompagnando le ospiti in un percorso di guarigione emotiva e rinascita interiore.
Don Cosimo Schena: “Questa Casa è un abbraccio concreto per chi ha sofferto. Essere stato nominato Cavaliere e poter servire come psicologo è un onore, ma soprattutto una responsabilità: costruire insieme una comunità che non lasci mai sola nessuna donna.”
Don Marco Colonna, presidente dell’associazione, ha aggiunto: “Questo progetto è nato dal sogno di trasformare la sofferenza in forza. La Casa ‘Anna e Arnaldo Pangia’ è un segno che la nostra terra può essere rifugio, dignità e futuro.”
Ok tutto lecito? No se seguiamo le linee europee. Ancora una volta no se pensiamo a un ipotetico caso in cui una donna vittima di stupro, che rimane incinta in quella circostanza, si trovi a confrontarsi in una struttura confessionale con chi sicuramente la potrebbe a una scelta difficile.
Tutto questo è possibile in Molise e in una regione di centrodestra. Laddove anche nella commissione di parità e di pari opportunità, si assiste all’ entrata nell’ufficio di presidenza di un vicepresidente.
Nella Regione, unica in Italia, dove non c’è una rappresentanza femminile in Giunta Regionale.
Basta guardare la locandina dell’ evento: quasi tutta al maschile. Ricordiamo che gli autori della violenza sulle donne sono una parte di uomini. È come se si chiedesse a un secondino la chiave per far scappare dal carcere un condannato a morte. Perché succede tutto questo? A causa del silenzio generale di tutte le donne rassegnate. Che preferiscono subire piuttosto che scendere in piazza per un diritto. Proprio come avviene per sanità e trasporti.


