Campobasso, il centrodestrasinistra Forte che resiste alle riunioni isernine: da un eremo Montanaro di Palazzo San Giorgio nasce l’idea del “Partito della Fraternità”

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La situazione al Comune di Campobasso si fa sempre più difficile. Mentre da Isernia i partiti di centrodestra chiedono ai consiglieri comunali di trovare entro metà ottobre una rosa di cinque nomi per la candidatura a sindaco di Campobasso, in consiglio comunale, nasce un nuovo partito

Da un eremo Montanaro di Palazzo arriva il Partito della Fraternità annunciato da Piero di Noi Moderati.

Sarà questo il nuovo nome del centrosinistradestra che regge indisturbatamente il consiglio comunale a Campobasso? Noi di Controvento lo proponiamo ufficialmente visti i cori da stadio provenienti dalla tribuna di Palazzo San Giorgio, più agguerrita di quelle del Molinari di Selvapiana.

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Uno spettacolo, quello del consiglio comunale di Campobasso, che chi scrive ricorda di non aver mai visto prima negli ultimi 30 anni di militanza politica.

Si fischia il rivale politico mentre si applaude chi dice che non servono mozioni di sfiducia ma serve lavorare tutti uniti per Campobasso.

Salvo poi smentirsi, probabilmente dopo aver parlato col consigliere regionale di Noi Moderati Fabio Cofelice e con Gianluca Maroncelli, i quali si dicono prontissimi alla mozione di sfiducia.

Nella settimana appena trascorsa intanto passano il bilancio consolidato 2024 e la variazione 2025-2027 grazie ad assenze e astensioni strategiche.

La sindaca Forte è forte della paura dei consiglieri di perdere indennità e soldi di stipendio. Soprattutto chi non ha un lavoro fisso.

C’è chi scommette che si arriverà a febbraio con questi sotterfugi per poi andare a votare nel 2027.

Non vorremmo essere negli attuali consiglieri del Partito della Fraternità altrimenti detto centrosinistradestra. Dopo due anni di lavoro per “il bene della città” una loro riconferma si fonda su un campo minato.

Differentemente, da “qualcuno”, che tiene alla città e ai propri elettori, questi vogliono soltanto il “loro bene comune” non quello della collettività