Bilancio di previsione, Facciolla e Gravina spiegano i motivi dei loro no

Il bilancio di previsione della Regione è stato approvato ieri con 12 voti a favore, 4 contrari e 5 assenti. I 4 voti contrari sono dei consiglieri Pd Fanelli, Facciolla e Salvatore. Contrario anche Roberto Gravina del Movimento Cinque Stelle.
Subito dopo il voto negativo Gravina e Facciolla hanno voluto spiegare perché.

Bilancio regionale, Gravina (M5S): «Il debito è tutto lì, intatto. Il centrodestra ha costruito consenso elettorale su promesse che non ha mantenuto»
Il Consiglio regionale del Molise ha approvato oggi il bilancio di previsione 2026 con i voti favorevoli della maggioranza di centrodestra. Il consigliere del Movimento 5 Stelle Roberto Gravina ha votato contro. Le ragioni del voto sono state illustrate in aula dallo stesso Gravina, che ha richiamato l’attenzione su una distinzione che ritiene decisiva e troppo spesso offuscata nel dibattito politico regionale.
«C’è una differenza sostanziale tra disavanzo e debito e confondere i due termini — o usarli indistintamente a seconda della convenienza — rischia di passare come una precisa una scelta politica utile per avallare una narrazione che, alla prova dei fatti, non regge. Il “decreto Molise”, quello che avrebbe dovuto azzerare il debito della regione, non è mai arrivato. Quello che questa giunta presenta come risultato è altro: qualche contributo, qualche provvedimento nazionale, ma nulla che abbia inciso strutturalmente sulla montagna di debito che il Molise continua a portarsi dietro».
Sul “decreto Molise”, provvedimento che più di tutti ha alimentato quella narrazione, Gravina è stato preciso: «Lo spalmadebiti — accorgimento varato dal Governo Meloni per permettere di spalmare in dieci anni il disavanzo di amministrazione della Regione — arrivò sul finire della legislatura Toma, in pieno avvio di campagna elettorale. Fu il primo segnale con cui si cercò di accreditare l’idea che il centrodestra, forte della sua filiera istituzionale, stesse davvero lavorando per il Molise e che ben altro sarebbe arrivato. Il “decreto Molise” annunciato, promesso, ripetuto come una garanzia nei comizi e nelle dichiarazioni pubbliche, non è mai arrivato. Il debito della regione è rimasto lì, intatto. L’ASREM continua ad accumulare disavanzo, una soluzione strutturale non è ancora in vista e il decreto Balduzzi non è stato rivisto».
Il punto politico, per il consigliere M5S, è di credibilità e di responsabilità: «Tutti i parlamentari di centrodestra eletti in Molise hanno costruito il loro consenso elettorale su quello slogan. Sono stati loro, insieme a chi guida il centrodestra in regione, a prendere impegni precisi davanti ai molisani: il decreto Balduzzi sarebbe stato rivisto, il “decreto Molise” avrebbe azzerato il debito della regione. Sono stati loro a parlare ripetutamente di filiera istituzionale di centrodestra come garanzia di risultati concreti per il Molise. Oggi quella filiera ha fallito la prova dei fatti. Le responsabilità politiche vanno dette con chiarezza, senza continuare ad agitare narrazioni che i numeri smentiscono. E nel frattempo, al posto delle promesse, i molisani si sono ritrovati con le l’aumento delle addizionali regionali, scaricando sui cittadini il peso di una situazione finanziaria che un centrodestra già reduce da cinque anni di governo regionale non ha saputo né ereditare né affrontare con efficacia».
«Il voto contrario al bilancio di previsione è consequenziale a tutto questo — ha concluso Gravina —. Un centrodestra che non ha mantenuto le promesse fatte ai molisani, né a livello regionale né a livello nazionale, non può pretendere di essere giudicato credibile».

BILANCIO DI PREVISIONE A FINE MAGGIO, FACCIOLLA: NON CI SIAMO
Nell’odierna seduta di Consiglio regionale ho votato contro l’approvazione del Bilancio di previsione.
Un NO convinto perché questo bilancio (nonostante le note di giubilo provenienti da parte di alcuni membri della maggioranza) presenta moltissime criticità, prima fra tutte l’estremo ritardo con cui arriva in aula.
Un bilancio di previsione che arriva a fine maggio è sinonimo di una valutazione molto frammentaria della qualità dei conti della Pubblica Amministrazione e consente pochissimo margine d’azione, perché a breve saranno necessarie delle modifiche attraverso le variazioni al bilancio.
Normalmente, infatti, se si vuole fare una buona programmazione bisogna chiudere il bilancio di previsione al 31 dicembre dell’anno precedente, non quando sono già trscorsi 5 mesi del nuovo anno.
E infine un ritardo di questo tipo sul bilancio di previsione è comprensibile magari nel primo anno di insediamento di un nuovo governo regionale ma questo governo a breve inizierà il quarto anno di mandato e continua a cadere ancora e sempre negli stessi errori.


