Azione Civile, il commento post referendum: il popolo ha parlato, ha vinto la Costituzione

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Il referendum boccia la riforma Nordio. Delmastro e Bartolozzi si dimettono. Il governo Meloni è ferito: ora si apra una stagione di riforme vere

  1. Il referendum: una vittoria del popolo e della Costituzione
    Il 22 e 23 marzo 2026 il popolo italiano si è espresso con un verdetto netto: il 54% ha votato No alla riforma costituzionale della giustizia voluta dal governo Meloni e dal ministro Nordio. Con un’affluenza che ha sfiorato il 59%, gli italiani hanno dimostrato che la separazione dei poteri e l’indipendenza della magistratura non sono valori negoziabili.
    Azione Civile, che fin dall’inizio ha sostenuto le ragioni del No, accoglie questo risultato con soddisfazione profonda. Non si trattava soltanto di una riforma tecnica sulla separazione delle carriere: si trattava di un disegno complessivo che, attraverso la creazione di due CSM e di un’Alta Corte disciplinare, mirava a indebolire l’indipendenza della magistratura e a sottometterla al potere esecutivo.
    Il dato più significativo è il ritorno al voto di centinaia di migliaia di cittadini che avevano scelto l’astensione. I giovani sotto i trent’anni hanno votato No in proporzioni schiaccianti. Azione Civile si riconosce pienamente in questa spinta dal basso e ne raccoglie il mandato.
  2. Delmastro e Bartolozzi: dimissioni tardive ma inevitabili
    Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove ha rassegnato le proprie dimissioni irrevocabili, seguito dalla Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi. La Presidenza del Consiglio ha espresso «apprezzamento» per la scelta e ha auspicato analogo passo dalla ministra del Turismo Daniela Santanché.
    Azione Civile giudica queste dimissioni tardive e insufficienti. Delmastro avrebbe dovuto lasciare il suo incarico dopo la condanna per rivelazione di segreto d’ufficio e dopo le inchieste che hanno documentato rapporti con soggetti legati alla criminalità organizzata. Il ministro Nordio, che lo ha difeso fino all’ultimo, porta una responsabilità politica diretta.
    Il Ministero ha fatto sapere che Nordio «non si dimetterà». Azione Civile ritiene questa posizione insostenibile. Un ministro la cui riforma è stata bocciata dal popolo sovrano, che ha coperto un sottosegretario condannato e che ha definito «mafiosi» i componenti del CSM, non può restare al suo posto. La responsabilità è tuttavia di Giorgia Meloni in prima persona, che ha avallato ogni scelta del suo governo in materia di giustizia.
  3. Il governo Meloni deve fermarsi
    La premier Meloni ha annunciato che non chiederà un voto di fiducia dopo la sconfitta referendaria. Azione Civile dissente radicalmente: quando quasi il 60% dei cittadini torna a votare e il 54% boccia la riforma-bandiera del governo, il messaggio è politico, chiaro e inequivocabile. L’aura di invincibilità di Meloni si è infranta.
    Ancora più grave è la decisione della maggioranza di accelerare sulla nuova legge elettorale, il cui esame in Commissione è fissato per il 31 marzo. Una legge confezionata su misura, priva di preferenze e con un premio di maggioranza abnorme, rappresenta l’ennesimo tentativo di stravolgere le regole della democrazia.
    Azione Civile chiede con forza che il governo si fermi. Il popolo ha detto No alla modifica unilaterale della Costituzione. Lo stesso principio vale per la legge elettorale, il premierato e ogni riforma che tocchi l’architettura fondamentale della Repubblica.
  4. Le nostre richieste
    — Le dimissioni immediate del ministro della Giustizia Carlo Nordio, corresponsabile della sconfitta referendaria e della gestione dissennata del dicastero.
    — Le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanché, come auspicato dalla stessa Presidenza del Consiglio.
    — Il ritiro immediato del disegno di legge sulla riforma elettorale e di ogni progetto di riforma costituzionale non condiviso con le opposizioni e la società civile.
    — L’apertura di un confronto vero sulla riforma della giustizia, che metta al centro l’efficienza del sistema, i tempi dei processi, il personale, l’informatizzazione e le condizioni carcerarie, con il coinvolgimento della magistratura, dell’avvocatura e del mondo accademico.
    — Che il governo torni ad occuparsi delle vere emergenze del Paese: salari, sanità pubblica, sicurezza sul lavoro, caro energia, diritti dei lavoratori.
  5. La sovranità popolare non si ignora
    Il voto del 22–23 marzo 2026 è un fatto storico. Gli italiani hanno dimostrato che quando la posta in gioco è la Costituzione, sanno mobilitarsi e far sentire la propria voce. I giovani, le donne, i lavoratori, i cittadini che avevano scelto il silenzio sono tornati alle urne.
    Azione Civile è e sarà sempre dalla parte della Costituzione, della giustizia, del popolo sovrano. Questo voto non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. La lotta per un’Italia più giusta, più libera e più democratica continua.

Azione Civile movimento fondato da Antonio Ingroia