Appartenenza politica prima della tutela delle donne violentate: il centrodestra boccia la mozione sul consenso presentata dal Pd

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Il centrodestra molisano dimostra per l’ennesima volta di non tenere alla lotta contro la violenza sulle donne. Aveva la possibilità di far vedere il contrario votando la mozione presentata nel febbraio scorso dalla consigliera del Pd Micaela Fanelli e votata da tutte le opposizioni ( Pd, Movimento Cinque Stelle e Costruire Democrazia) ma invece no. Il centrodestra con 9 voti contrari ha bocciato il documento del Pd. Erano assenti in aula Andrea Di Lucente, Michele Iorio, il presidente Francesco Roberti e Massimo Sabusco.


La stessa consigliera Fanelli, all’inizio della discussione in aula, aveva sottolineato che affrontare ora l’argomento era tardivo, visto che la mozione era stata presentata a febbraio. Quando l’ex ministra Giulia Bongiorno, ora senatrice, aveva posto delle modifiche alla legge di approvazione della Camera, avvenuta il 25 novembre 2025, che mettevano a rischio un concetto basilare della legge: solo sì durante un rapporto sessuale è sì.

Ma ecco cosa chiedeva la mozione. I firmatari impegnano
questo Consiglio Regionale
a farsi parte attiva presso i parlamentari eletti in Molise, in particolare l’on Elisabetta Lancellotta, affinché nell’iter parlamentare del provvedimento venga ripristinata l’impostazione originaria basata sul consenso e sulla sua attualità, sostenuta all’unanimità alla Camera; ad avviare un confronto con la commissione pari opportunità per un programma di sensibilizzazione verso tale tema sul territorio molisano;
il Presidente della Regione Molise e la Giunta:
ribadire, in tutte le sedi istituzionali e tramite la Conferenza Stato-Regioni, che il principio “senza consenso libero e attuale è violenza” rappresenta la condizione minima per un ordinamento rispettoso dell’autodeterminazione e della libertà sessuale di ogni persona; sensibilizzare il Governo nazionale affinché recepisca integralmente gli standard della Convenzione di Istanbul e le raccomandazioni della CEDU, abbandonando ogni posizione tendente a indebolire o diluire la definizione del consenso; sostenere, nelle politiche regionali e nei piani di contrasto alla violenza di genere, una cultura della libertà e dell’autonomia delle donne, promuovendo progetti educativi nelle scuole e negli enti locali fondati proprio sulla centralità del consenso e del rispetto.

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Questo testo è stato votato negativamente anche dalla consigliera delegata alle politiche sociali, Stefania Passarelli, che invece in aula aveva elencato tutte le azioni positive messe in campo dalla Regione Molise in materia di contrasto alla violenza di genere. Il consigliere Fabrizio aveva espresso in aula la netta contrarietà alla mozione sostenendo che era fuori tempo e non aveva modo di esistere a causa di alcuni aspetti tecnico giuridici ormai desueti. Votarla lo stesso avrebbe significato mostrare attenzione per le donne che ogni giorno subiscono violenza, dal femminicidio alla semplice violenza. Si è scelto invece di seguire la strada dell’appartenenza al centrodestra che ha mostrato più volte di voler far ripiombare le donne nel medioevo. La mozione chiedeva anche il coinvolgimento della Commissione di Parità. Che nell’inverno scorso si è limitata a scrivere una lettera al ministero della Giustizia. Rinunciando però a quel ruolo terzo che la avrebbe voluta in piazza alla manifestazione del 15 febbraio voluta da tante associazioni molisane. Il centrodestra sceglie anche in consiglio l’appartenenza politica a discapito delle donne. Così è se vi pare. Con una commissione pari opportunità che ormai fa da sfondo a questa realtà da anni.