Alternativa Molise. Occorre una difesa seria della sanità pubblica. Ecco alcune nostre proposte

Aveva già colpito gli attenti osservatori che le delibere di retribuzione della attività aggiuntiva della dirigenza medica dei reparti della Asrem venivano da tempo dilazionate. Da più parti era trapelata la notizia sui decreti ingiuntivi da parte di diversi gruppi di dipendenti degli ospedali di Campobasso e Isernia che faceva il conto all’inverso con l’ennesimo rinnovo di libero professionisti e gettonisti, di pensionati e dei medici venezuelani.
Le carenze sul territorio, guardia medica, 118, pediatri e medicina generale non si contano più.
La sanità privata se la ride di gran pancia, meglio dire a pancia piena, e mette i cartelloni della pubblicità progresso cospargendoli su tutto lo scibile regionale, contestando la apparente mistificazione della distruzione della sanità pubblica, demolita da indubbie complicità interne ed esterne, politiche e non.
Da più parti si alza il vociare di una nuova protesta e di malumori da parte dei dipendenti della azienda regionale. Tutto a causa di discriminazioni che, al netto del silenzio sulle problematiche dei lavoratori da parte delle sigle sindacali dormienti, avrebbero colpito varie specialità, preferendo, secondo la politica aziendale, esclusivamente il pronto soccorso. Insomma ulteriori vessazioni ipotetiche che certo non rendono attrattivo il territorio. Anzi indurrebbero piuttosto a scappare via. Non bastassero le difficoltà di gestione e i deficit organizzativi che proprio il sindaco isernino Castrataro recentemente aveva evidenziato. Alternativa Molise chiede, anche in questa occasione, chiarezza su vari punti alle istituzioni. Certi di rimanere inascoltati. Si continua il rinnovo a figure private integrandole con il pubblico. Senza considerare che con decreti persino di governo si è ritenuto opportuno escluderli dalle strutture pubbliche. Si reintegrano medici pensionati. Senza considerare che vengono incentivati ad uscire dalle porte pubbliche per rientrare dalla finestra del privato. Si sostiene vitale l’apporto di medici venezuelani. Senza concedere loro una stabilità da anni, visto che provenivano dai provvedimenti per il COVID. Si conservano convenzioni con strutture private e si svendono servizi cui dovrebbe provvedere il pubblico che invece continuano ad essere ceduti. Senza considerare il disavanzo pubblico, mobilità attiva e passiva, l’assenza di qualsiasi programmazione che abbia previsto la strutturazione di una sanità pubblica dotata di LEA, di qualità, di professionalita’ non valorizzate ma fuggite presso strutture private, e senza aver costruito, da anni, soprattutto quei reparti che risultano in convenzione piuttosto all’Interno della programmazione pubblica. Si tenta di mistificare il deficit della spesa pubblica, mentre nello stesso tempo si foraggiano privati. Anzi il paradosso è proprio questo. È evidente che qualcosa non torna. Nessuno se ne accorge? Persino i privati che operano nel pubblico vengono puntualmente retribuiti rispetto ai ritardi e ai mancati pagamenti degli oneri oggetto della retribuzione degli straordinari aggiuntivi per i medici dipendenti. Fatto inaccettabile. Che stride con i regolamenti istituiti dalla Asrem, apparentemente virtuosi che non riescono tuttavia a generare, da quanto appare evidente ad un esame dell’albo pretorio, una razionalizzazione della spesa sanitaria. Non dimenticando che senza di essi sarebbe stato già impossibile sostenere la sanità pubblica in questi anni, grazie ai sacrifici di generazioni intere di medici e infermieri sotto organico. Gli aggiuntivi continuano ma a causa della invarianza finanziaria, tra fondi liste d’attesa, fondi PNRR e altri misteri, vengono retribuiti in ritardo di mesi ai dipendenti. Una ulteriore mortificazione per la sanità pubblica. L’ultima novità sarebbe che alcuni reparti beneficerebbero quindi palesemente di preferenzialita’. In barba e in deroga a quegli stessi ai regolamenti aziendali. Grazie a quali fondi non è dato sapere vengano retribuiti invece i gettonisti e i pensionati. Sulle liste d’attesa vige il totale mistero che è stato ampiamente ma troppo timidamente contestato dal Ministero della Salute. I fondi PNRR sembrano svanire nel nulla, con il rischio di perderne in gran quantità, a causa dei ritardi di programmazione e di qualificazione entro le scadenze previste. Delle indicazioni di priorità di pagamento rispetto altri reparti ospedalieri ne beneficerebbero solo i pronto soccorso? Può sembrare una nuova iniziativa populistica che vuole gettare fumo negli occhi e tappare qualche bocca di lamentela? Quei pronto soccorso dove si palesano ad occhio nudo macroscopiche carenze organizzative? A quali liste d’attesa invece si fa riferimento per altri reparti? Insomma una confusione terribile in cui nulla sembra fermare il treno in corsa in cui, complicità interne ed esterne, distruggono la struttura funzionale di una sanità pubblica degna di questo nome. Senza che venga identificata alcuna responsabilità. Un paradossale o voluto e terrificante equivoco? Tutto ciò stride non la canzonetta ripetutamente urlata del ‘via i commissari’ e benvenga Roberti’, il quale solo ieri ha finito urlare l’attenzione su investimenti più imponenti sul territorio. Chiacchiere? Siamo ancora ostaggio dei parlamentari di ogni sorta. E i supermilioni di euro della salvezza rimangono paralizzati, prima di essere polverizzati.
Alternativa Molise chiede chiarezza sulle liste d’attesa, sulle discriminazioni di pagamento evidenti verso i dipendenti, sui fondi con cui vengono retribuiti pensionati e gettonisti. Questi ultimi non dovevano scomparire dalle strutture pubbliche? E poi. Che fine hanno fatto i quattro ricorsi generati dall’opposizione molisana? I nostri paladini della sanità pubblica dormono sonni tranquilli? Non c’è traccia di loro. In ogni caso la rivisitazione delle convenzioni con i privati accreditati, considerata la mobilità attiva e passiva e l’entità degli esborsi, dei tetti di spesa e degli extrabudget, sembra ormai un atto doveroso. D’altronde come mai in tutti questi anni la regione non si è prodigata per interrompere questo circolo vizioso e inaugurare reparti di neurochirurgia, cardiochirurgia e servizi che potrebbero attrarre professionalità disperse nelle strutture non pubbliche?
Invitiamo le istituzioni a prendere atto del loro ennesimo fallimento. E a riscontrare le nostre pretese concrete a favore della sanità pubblica.


