Alternativa Molise. La sicurezza su strada in Molise una negligenza delle istituzioni che ricorda il medioevo. Un appello ad assumersene le responsabilità

La legge della morte dovrebbe insegnare qualcosa alle istituzioni. Una regione problematica da capo a fondo. Un feudalesimo, un familismo e un amichettismo politico che sembra aver prodotto e fare solo danni. Ma cosa è stato fatto per il Molise in tutti questi anni? Miliardi di euro di cui puntualmente e periodicamente la regione usufruisce. Ma dove sono? Servizi ai cittadini scadenti. Un territorio sottosviluppato. In cui clamori e promesse si succedono ad ogni campagna elettorale. Il clientelismo dominante, a destra come a sinistra, senza senso. Nulla di costruttivo. Non un aspetto sociale, culturale e organizzativo che faccia sorridere, di cui andare fieri, che doni serenità. Una piccola regione, di neanche trecentomila abitanti, che sembra mancare di tutto. È evidente. Se so magnati tutto? Chi? Chi sono i colpevoli? Non esiste una massa critica in questa regione che sappia identificare colpe e colpevoli di uno scempio scandaloso che grida giustizia. C’è chi si volta dall’altra parte. Chi fa da muro di gomma. Chi fa finta di non sentire. Sperando, nelle rituali complicità, in molti casi di essere protetto dai loro padroni. Il cittadino comune non può che sperare che non capiti nulla nel proprio raggio personale. Una collettività inerte. Come il carrozzone amministrativo di un territorio, che, per caratteristiche, dovrebbe e potrebbe rappresentare un modello sulla linea nazionale, anziché essere in permanente svendita passiva all’interesse di turno. E invece no. Trasporti e viabilità che ricordano il medioevo. Fatevi un giro sull’impervio stradario molisano. Magari di notte. Con curve e percorsi impervi, strade inadeguate, asfalto da rivedere, ghiaccio, neve, nebbia, poca illuminazione e visibilita’ e tanto altro. Certo le cause degli eventi sono tante. Ma è adeguato ciò che un primis dovrebbe mettere in sicurezza i cittadini? Invitiamo le istituzioni alla ennesima riflessione. Bisogna fare di più e meglio. E non pensare soltanto ad autovelox e sistemi di controllo, per generare sicurezza. Anche su strada. Non meravigliamoci dei morti su incidenti occorsi nell’ultimo periodo. Perché è solo la punta dell’iceberg. Perché se mancano le basi le altezze non esistono. E qualcuno deve risponderne. L’ennesimo silenzio assordante delle istituzioni e le distrazioni di massa, politicamente corrette, sono invece all’ordine del giorno. Perché solo la morte ci scandalizza e sovverte le coscienze. Solo ciò che ci tocca da vicino ci smuove, mentre siamo pigri in una logica di collettività e di pretesa verso chi è preposto ad assicurarne il benessere. Si consuma così soltanto l’ultima tragedia. Mentre probabilmente tutto è solo la conseguenza di enormi mancanze. A volte la disorganizzazione fa la sua parte. Sette feriti, magari gravi, trasportati dal 118 quasi contemporaneamente ad un pronto soccorso, possono mettere in crisi il migliore sistema organizzativo. Non bastano ronde continue, autovelox ogni venti metri e radar. Anzi. A volte le tragedie sono solo annunciate. A volte gli eventi sono imponderabili e ineluttabili. Ma tutto troppe volte sembra ascriversi, vergognosamente, all’anonimato di turno.


