Alternativa Molise, in sanità i calimeri sono i lavoratori del pubblico, tutelati da nessuno

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Alternativa Molise chiede alle istituzioni preposte di contestare punti cardinali della sanità pubblica: le liste d’attesa regionali; la mancata esecutività del POS con le chiusure previste di fatto; i fondi di retribuzione dei medici gettonisti nuovamente reclutati rispetto ai discriminati dipendenti pubblici

Dopo tutte le chiacchiere di anni in anni e dopo i tardivi ricorsi placcati, e solo per metà accolti, quando a muoversi sono i sindaci o qualche struttura privata; dopo i ricorsi mancati e tanto annunciati dalla regione, ostaggio dei fantomatici 90 milioni dell’emendamento Lotito, di cui ancora non si vede traccia; dopo la tenda e i paparazzi nazionali e locali; dopo la secolare scoperta di rimborsi per prestazioni ai privati di cui non è dato sapere e il paradosso di convenzioni mai messe in discussione, verificate nei costi e nella appropriatezza; dopo giri e rigiri sul prossimo piano sanitario, elaborato dal commissariamento ventennale, che non accenna a frenare, non cambia perfettamente nulla. Anzi. Dopo la discussione in sede di tavolo tecnico ministeriale e la presa d’atto della Asrem, viene da chiedersi in quale nuovo scenario siamo, tra la parodia del Rapporto Crea 2026 e le mancate contestazioni dei soggetti protagonisti preposti, cioè proprio la regione e la Asrem, che, palesemente, non hanno battuto ciglio né avanzato alcuna contestazione di valore giuridico. Dobbiamo chiederci, evidentemente, e giriamo il quesito alle istituzioni preposte, perché mai il Punto nascita pentro e l’emodinamica termolese siano, in un paradossale standby strategico ( fino alle prossime elezioni?), ancora funzionanti e quando smetteranno, in esecuzione, ad esserlo.
La sinistra molisana certamente ha inoltrato ricorso al Tar. Altre notizie, vista la scadenza ormai per la presentazione dei rituali, non è dato sapere. Quella stessa sinistra che
presidia, schizofrenicamente, a favore dei lavoratori privati di villa Maria, a sua volta appunto autrice di ricorso. Una frenesia di ricorsi, insomma. Ma nessuno difende i lavoratori del pubblico, stremati, soggetti alla disorganizzazione e alle carenze d’organico. E non solo . Qualche sigla sindacale mostra i muscoli a difesa del comparto, mentre per medici e ordini professionali sembra non esserci spazio. Sdoganata la presenza dei medici venezuelani, con tutte le anomalie che il COVID si è portato dietro, l’invasione dei medici gettonisti viene presentata nelle delibere della Asrem salvifica. Piuttosto si rappresenta l’ultima fase dell’attacco alla sanità pubblica. Perché sono ben pagati, facilitati nelle loro presenze autocertificate, scevri da controlli; puntualmente retribuiti, in barba a qualsiasi debito e regolamento, con un fondo oscuro; mercenari e autonomi dalla gestione dei reparti, rappresentando spesso una prevalente forza di personale presente. Nessuno ne parla, nessuno muove un dito. Neanche i grandi paladini. Tutti, ma proprio tutti, a cantare con Gigi D’Alessio. Anche commissari e alte cariche sono stati sgamati.
Ciò che preoccupa è il nepotismo, l’arroganza e l’ignoranza di una classe politica sorda e cieca, che, prevalentemente ma non esclusivamente a destra, è troppo brava nelle recite rituali. Sotto gli occhi di tutti. La realtà amara è che le risorse economiche sono disponibili per gli esterni, per gettonisti e privati, per risorse tecnologiche, a mo’ di scatole vuote, ma non per i dipendenti. Gli effetti PNRR ignoti, al momento. Le attività aggiuntive, non remunerate o remunerate in ritardo ai dipendenti pubblici, ieri indispensabili per il reale mantenimento dei servizi, grazie ai sacrifici del personale, vengono fatte abortire, umiliandoli, vessandoli, discriminando e destrutturando. Si compie così il finale misfatto della svalorizzazione professionale in un contesto che definire problematico è puro eufemismo. Le apparenti limitazioni di spesa, insieme al cavallo di troia delle misteriose liste d’attesa, e la finzione di una razionalizzazione dei costi, secondo una logica di puri numeri, contraddice gli intenti di una regione e di una azienda pubblica, che sono talmente poco attrattive in un contorno di circoli viziosi ben consapevoli e colpevoli, che per scelta decurtano servizi, praticamente privatizzandoli. E così ancora nuovi bandi per medici gettonisti, puntualmente rinnovati, di tre mesi in tre mesi da due anni oramai. Siamo alla stretta finale.
In questa falsa e apparente logica di risparmio, la cui conseguenza non solo è la mortificazione, il mancato guadagno, la demotivazione professionale e la mancata valorizzazione, ma un determinante fondamentale della fuga e dell’esodo permanente che genera l’emorragia di figure qualificate, mediche e di base, dalle strutture pubbliche molisane. Alternativa Molise chiede alle istituzioni l’intervento delle istruzioni preposte. Non resta che riporre fiducia estrema alle new entry in consiglio, l’avvocato Fabrizio, che correttamente ha personalmente ringraziato Cefaratti, Roberti e l’eurodeputato, certificando il loro impegno per l’interesse dei cittadini. Sembra una pantomima.
Ma non lo è.
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