Al Veneziale a rischio anche ortopedia: continua lo smantellamento della sanità pubblica a vantaggio dei privati? Intanto oggi c’è la fiaccolata di Castrataro

Oggi la grande manifestazione con fiaccole organizzata dal sindaco di Isernia Piero Castrataro.
Si tratterà di una manifestazione di sensibilizzazione, al capezzale del morto: la sanità pubblica relativa all’ospedale Veneziale, laddove terminerà la manifestazione.
Spesso Castrataro parla delle emergenze che stanno interessando il pronto soccorso, il punto nascita ed emodinamica.
Quella che non tutti sanno è la seguente verità: a rischiare la chiusura è anche il reparto di ortopedia, di cui il reggente Enzo Bianchi è stato recentemente nominato emerito ad honorem. Il noto ortopedico risulta essere in pensione dal novembre 2025.
Il medico risulta impegnato in politica. Fu sindaco di Venafro dal 2000 al 2005 e ora consigliere di opposizione.
Attualmente in supporto al reparto è il responsabile dell’ortopedia di Termoli il dottor Giuseppe Gagliardi che due volte a settimana assicura le attività operatorie, essendo rimasto un solo dirigente in servizio al Veneziale.
Dalla sua nomina di primario emerito era nell’aria ol suo rientro come libero professionista in pensione. In aggiunta al medico ancora in servizio e altri due libero professionali anche loro in quiescenza.
Risulterebbe che a fine gennaio tutti i contratti con i medici in pensione non dovrebbero essere rinnovati.
Che significa tutto questo? La quasi impossibilità di tenere aperto il reparto.
Nel frattempo, va segnalato che la struttura commissariale ha previsto di assegnare all’Istituto Neuromed di Pozzilli anche la disciplina di ortopedia: l’indicazione era stata inserita nella bozza del documento sulla riorganizzazione della rete ospedaliera e ha trovato parziale conferma all’interno della rete trauma, approvata con il Decreto 180 dello scorso mese di dicembre firmato da Bonamico e Di Giacomo.
La prova del nove, in ogni caso, ci sarà a brevissimo: entro il 28/2/2026, infatti, i commissari dovranno presentare ai Ministeri la bozza del nuovo Programma Operativo 2026/2028.
Solo allora scopriremo se la previsione di un ennesimo tassello nella privatizzazione del sistema sanitario sarà confermata o no.
In un processo di privatizzazione della sanità pubblica senza fine e senza alcuna possibilità di essere fermato.
Basteranno le fiaccole di oggi, prese in mano da tutta la politica, a fermare questo processo? Qualche dubbio rimane, ma c’è anche la speranza che questa nuova ondata di indignazione possa servire quantomeno a rallentare il processo di privatizzazione della sanità pubblica, contro cui bisogna prendere una volta per tutte una posizione chiara.


