Agnone lotta per la sanità con il suo mare di ‘ndocce

Di Eleonora Palmese
La tradizione dei fuochi non ha mancato neanche quest’anno di infiammare Agnone: ha tenuto fede alla sua usanza storica diventata, ormai, fonte di attrazione per migliaia di turisti. A fare da tradizione, ormai, non è solo il fiume di fuoco che illumina le strade del paese, ma anche la partecipazione sempre più sentita di persone provenienti dalle più disparate regioni d’Italia.
Quest’anno, però, una novità si è fatta spazio sui ciottoli delle strade del paesino, dove le cappe nere sono state accompagnate da un fiocco bianco chiuso da un cerotto a decorare i petti degli “‘ndocciatori”. Si è trattato di un segno di solidarietà e di lotta a favore dell’ospedale Caracciolo, la cui attività è sempre più a rischio a seguito della chiusura della quasi totalità dei reparti che vi si trovano all’interno.





La sfilata, quest’anno, ha preso le mosse proprio dall’ospedale Caracciolo. Ad aprire il corteo erano il dottor Falasca e l’infermiera Fausta Cimmino con indosso le loro divise da lavoro. Accanto a loro una famiglia come tutte le altre, simbolo della necessità di un punto fermo per la sanità altomolisana e della vicinanza dei cittadini a questa protesta pacifica ma necessaria per salvaguardare il futuro del paese.
A seguire, uno striscione ha portato avanti uno slogan, un messaggio di speranza affinché il fuoco delle grandi fiaccole portate in spalla durante la serata potesse riaccendere anche la speranza e le coscienze degli agnonesi e di chiunque fosse accorso ad assistere all’evento. A seguire, i figuranti della ‘ndocciata in antichi abiti tipici hanno fatto da spartiacque tra i partecipanti in apertura e gli ‘ndocciatori con i loro carichi infiammati.
La lotta per la messa in sicurezza della sanità è da anni portata avanti all’interno del borgo e, nonostante le scarse risposte ottenute, continua ad animare lo spirito dei cittadini di Agnone che non smettono di battersi per la garanzia di un futuro per il loro ospedale.


