Aborto 2022, il Molise la regione con il più alto tasso di obiezione di coscienza

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Negli Usa ci sono stati in cui è illegale. Nelle Regioni italiane invece è il Molise quello che dimostra valori contrastanti che fanno venire alla luce un dato davvero molto controverso: si fa meno prevenzione ( metodi anticoncezionali) rispetto alle altre regioni. Nonostante poi accedere all’ aborto sia più difficile rispetto alle altre realtà locali.

Ed é proprio nel 2022 che il Molise fa segnare il valore più alto d’Italia per quanto riguarda il numero medio (6,2) di Interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) effettuate settimanalmente per ogni ginecologo non obiettore di coscienza. Un dato che diventa alto proprio perché i ginecologi che eseguono aborti sono pochissimi e operano solo all’ Ospedale Cardarelli di Campobasso.

Il dato nazionale relativo al 2002 è pari a 0,9.E’ quanto emerge dalla relazione al Parlamento del ministro della Salute, Orazio Schillaci, sull’attuazione delle legge 194/78.

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Nel 2022 il tasso di abortività in Italia presenta un incremento del 5,1% rispetto al precedente anno, quello del Molise è pari o superiore al 15%, ma se messo a confronto con quello del 1982 registra un -72,7%.

Il Molise, inoltre, rileva un tasso di emigrazione del 23% verso altre regioni per effettuare l’Ivg. L’assenza di punti Ivg nella provincia di Isernia – si legge nella relazione – certamente contribuisce ad alimentare il flusso delle donne residenti in Molise che effettuano Ivg in un’altra regione. Nello specifico, l’8% di interventi di donne residenti nella provincia di Isernia viene effettuato nelle province confinanti di Caserta e Frosinone. In Molise è presente una sola struttura con reparto di Ostetricia dove si pratica l’Ivg.

IL CONFRONTO CON LE ALTRE REGIONI

La percentuale di strutture che eseguono IVG supera il 70% in 11 Regioni, ma resta inferiore al 50% in 5 (Sicilia, Campania, Molise, Abruzzo e Bolzano). In particolare, il Molise si presenta come un caso emblematico: meno della metà delle strutture disponibili pratica l’aborto, limitando l’accesso alla prestazione.

Proprio il Molise detiene il primato nazionale di obiezione di coscienza tra i ginecologi, con un tasso del 90,9%. Un dato altissimo, a confronto con la media nazionale e con quanto registrato in altre realtà come la Sicilia (81,5%), la Valle d’Aosta (25%) o la P.A. di Trento (31,8%), quest’ultime caratterizzate da tassi di obiezione decisamente più bassi.

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PRIMIANI: LE DONNE MOLISANE SONO ANCORA LIBERE DI SCEGLIERE?

“In Molise le donne sono realmente libere di decidere riguardo alla propria vita e al proprio corpo?”.

Se lo è chiesto il consigliere regionale Angelo Primiani che aggiunge: “Questa riflessione nasce dalla lettura degli ultimi dati forniti dal Ministero della Salute al Parlamento, in merito all’aborto. Dati che, sebbene giungano con un certo ritardo e si riferiscano al 2022, rappresentano purtroppo gli unici elementi di cui disponiamo.Ebbene, anche su questo delicato argomento, la nostra regione sembra essere rimasta ancorata a 46 anni fa, all’epoca in cui, dopo anni di battaglie, fu approvata la legge 194 del 1978, che sanciva la legalità dell’interruzione di gravidanza. Tuttavia, in Molise non si è registrata alcuna evoluzione significativa, e oggi siamo costretti a constatare un dato inquietante: il numero più elevato di donne costrette ad andare fuori regione per abortire. Questo fenomeno è il risultato di una situazione in cui oltre il 90% dei medici si è dichiarato obiettore di coscienza, e con una sola struttura disponibile per praticare l’interruzione, il Molise diventa un caso emblematico, ma in senso negativo. È vero che l’aborto resta un tema profondamente divisivo e che l’obiezione di coscienza è un diritto legittimo, ma è altrettanto vero che la legge impone a enti ospedalieri e case di cura di garantire alle donne la possibilità di esercitare questa scelta, cosa che, ahimè, nella nostra regione non avviene.Pertanto, è un imperativo morale e civico delle istituzioni tutelare questo diritto fondamentale, affinché le donne possano sentirsi realmente libere di scegliere, in un contesto di sicurezza e rispetto”.