A Wimbledon Sinner manda in pensione Djokovic? Ecco il nostro tributo al coraggioso tennista serbo che sfidò le regole del Covid

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di Nicola Zagaria

Un tributo a Djokovic prima che il suo tennis si estingua bisogna darlo. Prima dei trionfalismi e dei formalismi di circostanza. Ora che rappresenta ancora uno dei primi cinque giocatori al mondo. Alle sue straordinarie capacità sportive. Ad un uomo che ha avuto il coraggio di giocare nell’era COVID senza volersi vaccinare. Alle sue straordinarie sensibilità umane dimostrate fuori e dentro il rettangolo di gioco. Persino nelle scenette coi raccatta palle . Quando li ha colpiti con la violenza inaudita delle battute e dei colpi terrificanti. Quando ha spallinato giudici. Quando ha vinto e perso con gli avversari. Quando bacia la terra dell’ultimo Roland Garros e perdente al confronto con il primo del ranking come a Wimbledon, riceve sempre l’omaggio e gli applausi di tutto il pubblico. In piedi, basito di fronte alla potenza dei numeri del giocatore più vincente della storia e dello straordinario spessore umano, che termina ogni partita ringraziando Dio e il cuore con cui vive la storia. Perché la storia di quest’uomo, come quella di ognuno, non finisce mai e non terminerà quando avrà riposto la racchetta. Continuerà certamente nella memoria e in chi ha imparato a giocare, possibilmente anche la vita, mentre ne raccoglieva da terra le palline. Come Sinner e Alcaraz, suoi successori immortalati in questa foto al suo primo Wimbledon.
I’m not planning to finish my career today. I’m planning to come back definitely at least
one more time. Queste le sue ultime parole, dopo la sconfitta in tre set con Sinner ( 6-3, 6-3, 6-4) che immortalano il senso della traccia indelebile della vita di un uomo vero.