80 anni dal voto delle donne, la Repubblica nacque con 21 madri costituenti ma ad oggi la parità è lontana

Dopo una breve parentesi alle elezioni amministrative, oggi 2 giugno 2026, l’ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana coincide anche con il primo voto a suffragio universale per le donne. Il voto celebrato anche dal film di Paola Cortellesi “C’è ancora domani” dove la prima scheda elettorale per votare veniva considerata una lettera d’amore. In quella tornata elettorale vennero elette 21 donne, quelle che vennero poi definite le “madri costituenti”. L’Italia, come ricorda la fondazione Iotti, arrivò tra gli ultimi paesi a concedere il voto alle donne, insieme alla Francia.
Ecco il quadro esatto : Nuova Zelanda 1893; Australia 1901; Finlandia 1906; Norvegia 1913; Islanda 1913; Danimarca 1915; Unione Sovietica 1915; Canada 1917; Gran Bretagna 1918; Austria 1918; Germania 1919; Paesi Bassi 1919; USA 1920; Svezia 1921; Portogallo 1921; Spagna 1931; Giappone 1945; Italia 1946; Francia 1946; Belgio 1948; Grecia 1952; Svizzera 1971.
Il 2 giugno furono elette per la prima volta 21 donne all’Assemblea Costituente : 9 Comuniste, 9 Democristiane, 2 Socialiste, 1 Dell’Uomo Qualunque.
Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Nadia Spano, Angela Gotelli, Angela Guidi Cingolani, Nilde Iotti, Maria Jervolino De Unterrichter, Teresa Mattei, Angela Merlin, Angiola Minella, Rita Montagnana, Marina Nicotra, Teresa Noce, Ottavia Penni Buscemi, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi.
Toccò quindi a loro scrivere la Costituzione insieme ai padri Costituenti. Quella Carta del 1948 che in pochi hanno toccato. Non ci è riuscito Berlusconi nel 2006, nemmeno Renzi nel 2016. Ed è andata male anche alla prima premier di sesso femminile Giorgia Meloni nel marzo del 2026.
Tuttavia la parità è ancora lontana da raggiungere. Nel Parlamento 2022-2027 (XIX Legislatura), le donne elette sono complessivamente 198 su 600 parlamentari totali (tra Camera e Senato).
La percentuale di rappresentanza femminile si attesta esattamente sul 33%.Il dettaglio per ramo del Parlamento è il seguente:Camera dei Deputati: 129 donne elette su 400 seggi (pari al 32,2%).Senato della Repubblica: 69 donne elette su 200 seggi elettivi, oltre ai senatori a vita (pari al 34,5%). Una donna su tre è ancora troppo poco. Soprattutto se poi si pensa che a livello lavorativo una donna su 2 si dedica ancora esclusivamente ai lavori casalinghi. Quindi o presta la sua opera in nero oppure non lavora proprio.
A 80 anni dalla nascita della Repubblica questi due dati mostrano ancora un Paese nettamente al maschile. Ci sta poco da dire e molto ancora da lavorare. In un Paese in cui muoiono in media 120 donne all’anno per mano di uomini che le uccidono in quanto donne. In cui se una donna viene stuprata, secondo la senatrice Bongiorno, deve ancora dimostrare il suo dissenso. La legge sullo stupro, ancora bloccata in Senato, è lo specchio di quello che ancora accade alle donne a 80 anni dal primo voto. Dimostra che le donne stesse devono dimostrare di essere abbastanza “maschili” per essere prese in considerazione. Cosa accade ancora alle donne? Ai colloqui di lavoro si sentono ancora fare la stessa domanda? Vuoi un figlio o hai già figli? Non accade lo stesso agli uomini. E per finire il ruolo di cura: in quasi tutte le famiglie, soprattutto al Sud, è ancora tutto sulle spalle della donna. Lavorare sulla mentalità. Soprattutto delle donne stesse che faticano a liberarsi. Solo allora “ci sarà ancora domani”.


