51 anni fa il massacro del Circeo: la storia di “tre bravi ragazzi” diventati assassini. Izzo 30 anni dopo uccise anche in Molise

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Il 29 settembre 1975 tre ragazzi della Roma bene nonché militanti neofascisti, sequestrarono, torturarono e stuprarono due ragazze di 17 e 19 anni, Donatella Colasanti e Rosaria Lopez.

Rosaria e Donatella quel giorno accettarono l’invito di un ragazzo ad andare in una villa al Circeo, qui trovarono altri 2 giovani. Per due giorni Rosaria e Donatella subirono ogni tipo di violenza: botte, torture, stupri. Rosaria morì, Donatella si salvò, fingendosi morta. Furono trovate il 1 ottobre, abbandonate in un bagagliaio di una 127.

Gli aguzzini non erano tre ragazzi qualsiasi, erano “tre bravi ragazzi” figli di potenti famiglie della Roma pariolina: Gianni Guido, Angelo Izzo, Andrea Ghira.
Cercarono di mettere a tacere Donatella con i soldi, tanti, ma lei diventò una indomita testimone nelle aule di giustizia. Inquisita dagli avvocati degli assassini, mirabilmente difesa da Tina Lagostena Bassi.

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Donatella da vittima sali sul banco degli imputati: le sue abitudini furono sezionate, la sua reputazione fatta a pezzi. La difesa puntò tutto sul: “se l’erano cercata”.
“Se le ragazze se non fossero uscite di notte, se non avessero accettato di andare a casa di quei ragazzi, non sarebbe accaduto nulla”.
Nonostante tutto ci fu una sentenza storica, tutti e 3 furono condannati all’ergastolo.

E dopo cosa successe?
Andrea Ghira fece perdere le sue tracce e sparì all’estero.
Per Gianni Guido la pena si tramutò in una condanna a 30 anni e dal 2009 è libero.
Angelo Izzo divenne una star mediatica, occhi azzurri e voce suadente, lo intervistò in carcere anche Franca Leosini. Gli fu concessa la semilibertà: tornò a uccidere di nuovo due donne, madre e figlia il 28 aprile 2005 in Molise, a Ferrazzano. Le vittime erano Maria Carmela Linciano e la figlia Valentina. Moglie e figlia di Giovanni Maiorano, pentito della Scu. È tuttora in carcere a Velletri. Potrebbe già beneficiare di permessi premio.

Donatella Colasanti è morta per un tumore al seno nel 2005. Nella sua abitazione vi è ora un Centro Antiviolenza.

Ispirato alla vicenda nel 2023 è uscito ‘La scuola cattolica’ di Stefano Mordini, un film che oltrepassa l’orrore per raccontare l’ambiente borghese e perbenista alla sua origine. Un messaggio attuale più che mai in Italia, dove ogni tre giorni una donna è vittima di femminicidio.

Fonte Ipazia Libere Donne