Tartufi campani e possibili collegamenti con il Molise: progetti e idee da Cusano Mutri

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di Claudio Iadermarco

[Stabilire interconnessioni tra tartufo campano e quello molisano e creare un unico prodotto partendo dalle peculiarità delle tartufaie naturali e controllate.

È stato questo l’obiettivo dell’incontro che si è svolto a Cusano Mutri nel pomeriggio di ieri dal titolo: la Campania e il tartufo.

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Organizzatore dell’ evento Mario Prece che rappresenta l’associazione tartuficoltori campani.

Importanti le relazioni di Giuseppe Porcaro, funzionario della Regione Campania e Luca Branca del Cts Osservatorio Appennino Meridionale.

Mario Prece, oltre a rappresentare l’importanza della tartuficoltura campana è anche il collegamento con le realtà molisane per il tramite della neonata Associazione Tartufai e Tartuficoltori del Molise.

“Una regione- ha dichiarato Prece- con cui il dialogo non è facile ma che va ricercato se si vuole pensare a un prodotto del Parco nazionale del Matese, il cui perimetro rappresenta entrambe le regioni”.

Ad oggi in Campania si sente ancora l’eco di tartufai e tartuficoltori che non si scambiano i segreti. Il tartufo, sempre come ha spiegato Prece rischia di scomparire. L’ antidoto è puntare tutto sulle tartufaie.

“Ci stiamo avviando- ha aggiunto Prece- per far avere ai terreni la certificazione della Regione Campania. Ma attenzione alla truffe. Negli anni passati non esistevano i microscopi e solo dopo un lungo periodo si sapeva se la pianta era micorrizata o meno”.

A Cusano si è potuto vedere come si lavora a microscopio e la differenza tra la vera micorriza, la falsa e il mancato attecchimento sulla pianta.

Prece ha dato anche una importante notizia ai cusanesi e non: è possibile avere le piante di bianco. In una delle sue tartufaie è spuntato dopo sei anni.

“Stiamo puntando al riconoscimento delle tartufaie controllate- ha aggiunto Porcaro- solo in provincia di Benevento ci sono il 50% di tutto il potenziale della Campania. Qualcosa si sta muovendo e dopo un anno siamo stati in grado di chiudere il bando sulla tartuficoltura. Presto organizzeremo proprio sul Titerno una mostra di tartufo bianco e una di nero. Dobbiamo puntare anche al collegamento col Molise. Non già ne eravamo a conoscenza ma Report ha confermato che i tartufi che vengono commercializzati nelle Albe ormai chiare arrivano quasi tutti dalla Campania e dal Molise”.

Luca Branca annuncia che si stanno riprogrammando una serie di attività sul tartufo.

“Si tratta di incontri periodici tra Cusano e il Cilento. Per ora in Campania solo il 30% delle caratteristiche dei territori sono davvero notevoli. Siamo partiti tardi ma si può recuperare”.

Lo studio di Branca è sul mesentericum ma é importante creare una filiera tra cercatori, attività di trasformazione e di vendita. Sarebbe utile prevedere dal Psr fondi per le tartufaie controllate e naturali e corsi di aggiornamento soprattutto per chi fa trasformazione, con la visita di tecnologi alimentari.

Tutte attività meritorie che il Molise dovrebbe condividere.